Alberto Conti

“Oleandri”: l’album di esordio di Alberto Conti – Intervista al cantautore

Sebbene abbia solamente 22 anni e Oleandri sia il suo primo album pubblicato, Alberto Conti si presenta con musiche e testi di una maturità e di una consapevolezza che poche volte si ritrovano in artisti emergenti. D’altronde Alberto è abituato a vivere con gli strumenti in mano, non ha mai interrotto lo studio degli stessi e non fa mistero alcuno dell’amore e della dedizione che prova per questo mezzo espressivo.

Uscito il 9 gennaio 2026, Oleandri è un viaggio nell’amore che nasce, travolge, illude, finisce, insegna. 9 brani che chiamano ad un immediato riascolto, che conquistano chi le ascolta per la sorprendente solidità dei testi, delle emozioni che li hanno sostenuti e per la struttura melodica che li incornicia sempre perfettamente.

Nato a Modena nel 2003, già protagonista di Italia’s Got Talent, Alberto Conti si inserisce prepotentemente tra le novità più interessanti e promettenti di questo inizio musicale di 2026. Lo abbiamo intervistato, scoprendo un vero cultore della musica, ma anche un ragazzo dall’animo puro e gentile.

Alberto Conti Oleandri

Alberto, come è andato questo primo periodo dall’uscita del tuo album? Come ti senti, ora che le tue canzoni sono a disposizione del pubblico?

Felice! Felice perché è il mio primo album, è la prima volta che il pubblico ascolta dei miei brani e questo mi emoziona molto. Mi fa particolarmente piacere che le persone stiano apprezzando la qualità della musica oltre che per i testi, ho ricevuto diversi complimenti di questo tipo, perciò direi che meglio di così per ora non poteva andare.

Tu sei nato praticamente con la chitarra in mano, hai iniziato a suonare da giovanissimo. Da dove nasce il tuo rapporto con la musica e con gli strumenti?

È proprio così, perché ho avuto la fortuna di avere due genitori che mi hano sempre fatto ascoltare tanta musica. Sin da piccolo mi divertivo a “suonare” davanti alla tv con la mia chitarra giocattolo ed ora quello che era solamente un gioco è diventato altro per fortuna…

Oltre a giocare, hai anche studiato tanto.

Ho iniziato a studiare da otto anni la chitarra e ancora oggi il mio studio continua al Conservatorio di Parma.

Cosa ne pensano i tuoi colleghi di studio del tuo album?

Mi hanno fatto i complimenti ed è una cosa che mi fa molto piacere perché sono persone che studiano musica e ne ascoltano tanta. Stimo molto i miei compagni di studio e dunque tengo molto in considerazione la loro opinione. Non ho detto però nulla ai miei professori per non influenzarli (ride, ndr).

Per quanto riguarda i testi, questo tuo lavoro è frutto di un’importante collaborazione con Alex Bagnoli e Marco Baroni. Come ti sei trovato a lavorare con loro?

Le canzoni che appunto sono in quest’album le ho scritte insieme al produttore Alex Bagnoli con cui ho collaborato per fare quest’album e per i testi ci siamo affiancati a Marco Baroni, che è un cantatore davvero molto bravo. Le idee naturalmente partivano dal mio vissuto, dalle miei ispirazioni, ma avere due persone come loro al mio fianco mi ha aiutato molto a tradurle nel modo corretto in brani da mettere in musica.

Come ti descrivi musicalmente?

Questo album lo collegherei al genere pop, che è naturalmente ampio come contenitore. Io ho cercato un equilibrio tra tutti quelli che sono i miei ascolti e tutte le cose che ho imparato in questi anni. Secondo me in questo album si sentono molto le influenze dei miei studi e dei miei ascolti. Anche sotto questo aspetto è stata fondamentale la collaborazione con Alex, perché ci ha portato ad unire generi molto diversi: io ascolto molto jazz, blues, Alex è più vicino alla musica elettronica, quindi ne è nata una fusione molto interessante.

In questo album c’è un brano che si differenzia dagli altri: Frammento. Cos’ha di speciale questo brano per te?

Frammento è un brano molto intimo. Di base è un banalissimo piano-voce, ma questo a me interessa molto. Quando un artista si esprime con voce e chitarra o con voce e piano, credo che riesca ad esprimere al 100% la sua natura. Il brano rappresenta il momento in cui, dopo tutto l’amore narrato nel resto dell’album, arriva il risveglio dopo il sogno. Ci siamo ispirati a un brano anche di Pink Floyd che si chiama The Gunners Dream, in cui viene narrata la storia di un pilota di aerei di guerra che ripercorre la sua vita mentre precipita dopo essere stato colpito.

Ad oggi, nella vita di Alberto, quali sono tre cose belle?

Sicuramente quest’album che mi rende felice! Poi lo studio della musica e i miei amici. Devo dire di essere molto fortunato, perché sono circondato da persone a cui voglio molto bene e che me ne vogliono altrettanto.

Tu sei nato e cresciuto a Modena, come porti le tue radici nella tua musica?

A Modena e dintorni ci sono tanti artisti che mi hanno influenzato molto. Partendo dai grandissimi: Zucchero per poi passare alla sponda bolognese, quindi Lucio Dalla, Cesare Cremonini. Sicuramente la mia terra mi ha influenzato tanto e mi ritengo fortunato ad essere nato dove la musica è ritenuta così importante. Sono stato fortunato anche ad aver avuto maestri a cui voglio molto bene e che mi hanno sempre aiutato tanto durante la mia formazione. Vorrei citare il mio primo insegnante di chitarra Cesare Vincenti, chitarrista jazz di Modena che mi ha insegnato a suonare lo strumento quando avevo solo 8 anni ed è stato davvero molto paziente con me.

Stai preparando anche dei live per far sentire il tuo album al pubblico dal vivo?

Il calendario è in fase di definizione, non vedo davvero l’ora perché voglio sentire l’emozione di cantare questi brani insieme al pubblico. In generale sarà un anno ricco di eventi e novità: tra qualche mese uscirà la versione live acustica di questo album e, sempre con Alex Bagnoli, stiamo lavorando già ad un nuovo importante progetto sul quale però non voglio fare spoiler (ride, ndr)

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